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La CSR (Corporate Social Responsibility), in italiano RSI Responsabilità Sociale d’Impresa, è diventata argomento di discussione per l’Unione Europea nel Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000, quando è stata definita uno degli strumenti strategici per realizzare una società più competitiva e socialmente attiva, per innovare e potenziare il modello sociale europeo.

 Nel Libro Verde della Commissione Europea, edito nel 2001, la RSI è definita come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate”.

 La CSR trova realizzazione in quelle pratiche e in quei comportamenti che un’azienda mette in atto per ottenere benefici e vantaggi per se stessa e per il contesto in cui opera. Infatti i risultati ottenuti, come abbiamo spesso evidenziato, ricadono soprattutto sugli stakeholder: collaboratori, fornitori, clienti, partner, comunità e istituzioni locali.

 Questo atteggiamento si traduce nell’adozione di una visione aziendale che è in grado di unire gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali, nella prospettiva di una sostenibilità presente e futura.

fonte Nestlè

 

Perché parliamo della CSR?

Secondo lo studio 360° Responsibility: Creating an Integrated Strategy for Sustainable Growth condotto dall’IBM Institute for Business Value, chi fa corporate viene premiato. In particolare la CSR ha un ritorno in termini di flessibilità, credibilità e differenziazione.

La classe dirigente nel 65% dei casi crede che la RSI abbia un impatto positivo, nel 59% che abbia un ritorno notevole sul fatturato e nel 54% dei casi che possa rivelarsi un vantaggio competitivo. L’ultimo dato importante mette in luce l’evoluzione dei consumatori che, grazie alla rete, sono sempre più coinvolti nelle cause sociali e hanno sempre maggiore accesso a informazioni dettagliate.

9 persone su 10, nel mondo, sperano di vivere in un mondo più sostenibile ed equo nel post-Covid-19. L’attenzione dei consumatori è diventata altissima e le imprese ne sono a conoscenza: non ci può essere business senza etica e creazione di valore condiviso. La Corporate Social Responsability è più importante che mai e i CEO sono i portabandiera di questo cambiamento.

 

Come applicare la CSR?

Molte PMI fanno attività di CSR in maniera inconsapevole. Spesso, non essendo dotate di un reparto comunicazione o di un’agenzia di ufficio stampa, non raccontano quello che fanno: in questa maniera però non si possono cogliere i frutti che la CSR può portare in azienda. Vediamo perciò in pochi passi come si può applicare una buona RSI.

Per avviare questo processo virtuoso, bisogna mettere bene a fuoco le proprie idee e i valori in cui si crede, avere coraggio, essere pronti a trasformare i propri principi teorici e produttivi al fine di offrire al mercato un servizio o un prodotto sempre più attento ai bisogni delle persone e dell’ambiente.

Per poter parlare di innovazione sociale, però, è necessaria la collaborazione attiva degli stakeholder dell’impresa. Tutti dovranno essere più consapevoli del fatto che attraverso diverse attività potranno contribuire a sviluppare processi capaci di portare risultati utili per tutti.

Quale strategia per la CSR?

Avviare una strategia di questo genere comporta partire dall’analisi delle potenzialità e delle criticità dell’area in cui l’azienda opera, seguire con attenzione le necessità dei diversi “attori”, definire un piano di interventi mirati a vantaggio della comunità oltre che dell’impresa e infine mettere in atto interventi specifici supportati da una comunicazione efficace.

La fase di analisi serve per capire quali sono le risorse esistenti, per esempio scuole di specializzazione, università, centri di ricerca, infrastrutture, politiche sociali ecc… Dopo aver esplorato i punti di forza del territorio, bisogna individuare i punti di criticità del contesto in cui si intende operare. 

Se il primo step aiuta a visualizzare i punti chiave, questo secondo step permette di comprendere dove agire per contribuire alla risoluzione dei problemi: per esempio, tutelare la natura e l’arte, promuovere associazioni no-profit, sponsorizzare società sportive locali.

Al termine di questa fase bisogna elaborare un piano operativo. Questo è necessario per definire obiettivi e destinatari, scegliere le azioni, impostare gli interventi. In molti casi l’azienda può intervenire con risorse economiche, ma anche fornendo competenze specifiche volontarie.

Nel piano si ipotizza sempre il tempo necessario (un aspetto che spesso rappresenta un problema, in particolare per le PMI), valutare eventuali costi esterni e scegliere gli strumenti di misurazione.

Approvato internamente il piano, si passerà all’attività, senza dimenticare la relativa comunicazione.

 

Alcuni esempi

Tra le tante possibili, ecco alcune azioni realizzabili da imprese di ogni dimensione sul proprio territorio:

  1. Sponsorizzare attività di volontariato d’impresa a favore del territorio
  2. Investire nel restauro di un bene che è parte del patrimonio locale
  3. Compiere azioni di volontariato a favore del verde pubblico
  4. Collaborare per organizzare mostre, fiere ed eventi locali
  5. Conoscere le scuole del territorio
  6. Promuovere borse di studio
  7. Promuovere organizzazioni no-profit del territorio
  8. Partecipare a iniziative culturali promosse dagli enti locali
  9. Investire su squadre sportive giovanili locali.

 

UN’AZIENDA RSI a 360°

#IlCiboNonSiButta. L’iniziativa social promossa in occasione della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare del 5 febbraio da Too Good To Go.

 

fonte TeleAmbiente

 

Il food waste è un problema mondiale, che riguarda tutta la filiera: dai campi, alle industrie, alle cliniche, alle case, alle nostre tavole. Fra le diverse attività a sostegno della lotta allo spreco, da un anno e mezzo è partita anche in Italia l’app Too Good To Go, “Troppo buono per essere buttato”. Pensata da una rivoluzionaria e giovane impresa danese, dà la possibilità a chi la usa di mettersi in contattato con negozi che offrono prodotti invenduti a prezzi scontati.

Quest’anno, per aumentare la consapevolezza, l’attenzione e l’informazione del pubblico sugli sprechi, il 5 febbraio, nell’ambito della Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare, l’app ha promosso la campagna di sensibilizzazione #IlCiboNonSiButta: un messaggio semplice e chiaro su cui fin dall’inizio si è basata la start-up e che sarà il focus delle attività previste per il 2020-21.

L’obiettivo era quello di coinvolgere nell’iniziativa il maggior numero di persone, informandole sulla problematica e promuovendo una call to action che invita utenti, aziende, associazioni, scuole e cittadini a condividere e raccontare sui social network le proprie azioni contro lo spreco, piccole o grandi che siano, accompagnate dall’hashtag dedicato #IlCiboNonSiButta. Risultato finale: l’ampliamento della rete sempre più estesa di “combattenti degli sprechi”.

A partecipare sono stati “ambasciatori”, influencer e community del mondo f&b: Sonia Peronaci e Al.ta Cucina, Camilla Boniardi alias @camihawke, Federica Brignone, Mirko Alessandrini (il gamer @Cicciogamer89) e Wilma Faissol Facchinetti. Target: raccontare a tutti che un piccolo gesto può essere un grande contributo per combattere sprechi e fame nel mondo.

Ha partecipato anche Carrefour Italia, una delle prime realtà di Too Good To Go Italia: nei Market di 9 città italiane (Milano, Roma, Torino, Napoli, Caserta, Benevento, Avellino e Salerno) sono stati distribuiti dei flyer informativi sulla tematica, raffiguranti una ricetta studiata da Al.ta Cucina, una delle fan page più seguite in ambito food.

Sempre il 5 febbraio, infine, gli esperti di Too Good To Go con Wise Society, all’interno del master del POLI di Milano Brand Extension, hanno tenuto la lezione From Design To Business, come disegnare un’impresa per il presente e per il futuro.

Una responsabilità… costituzionale!

L’unica certezza è che senza “responsabilità” non si può più fare business e il tema pressante del cambiamento climatico ha accelerato, per tutti, il tempo della consapevolezza.

Le nuove generazioni ci guardano (e aspettano le nostre azioni) e non ci sono margini d’errore, non possiamo sbagliare.

Ricordiamo infine che nella nostra Costituzione, all’articolo 41 si dice: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”